Arte
Gaetano
Bellei

#pittura #arte

⍺ 22/01/1857 ⍵ 20/03/192265 anni
Collocazione

sezione: Sott. B

reparto: IX

lato: Esterno

altezza: b

identificativo: 13

Chi era

Pittore

Cariche

Prof.

Collegamenti

Malatesta Adeodato - Maestro

Curioso tipo d'artista Bellei Gaetano!
Gaetano Bellei nasce nel 1857 da Lorenzo e Vienna Molinari. Dopo la formazione artistica all'Accademia delle Belle Arti di Modena, sotto la guida di Adeodato Malatesta, si trasferisce a Roma, dove frequenta l'accademia di San Luca, successivamente quella di Francia e in contemporanea, quella spagnola. Poi si trasferisce a Firenze nel 1883 per un anno, completando il pensionato artistico ottenuto grazie alla vittoria del Premio Poletti nel 1876. Si sposa con la fiorentina Ismene Miniati.
Dal 1893 diventa professore all’Accademia di Modena.
Nel primo periodo si dedica alla pittura di scenette, poi si dedica alla pittura di genere, a quella sacra e alla ritrattistica, i suoi soggetti preferiti diventano anziani e bambini, dipinge spesso scene di affetto, di abbracci tra nonno e nipote, ma anche quotidianità contadina, giocatori di carte, bevitori di lambrusco, ecc.
CURIOSITÀ: Viene descritto come un uomo talmente riservato da risultare schivo. Sperava che nessuno lo disturbasse quando lavorava nel suo studio (prima sopra all’ex cinema Metropol di via Gherarda poi in via S. Agata). Addirittura teneva le pareti dello studio totalmente spoglie, in modo che nessun visitatore potesse rivelare notizie sul suo lavoro. Indossava pantaloni legati al collo del piede e un cappello rigido dalle ali strette a mò di elmetto. 
 
Il ritratto più bello di Bellei, il più bizzarro e colorito, lo troviamo in un articolo de Il Panaro del 10 marzo 1895, dove viene addirittura definito come un orsacchiotto, forse proprio per questa sua introversione. 
"Curioso tipo d'artista Gaetano Bellei! 
Curioso tipo di modesto, di orsacchiotto, di originale senza maniera, che rifugge da qualsiasi réclame e che sembra un anacronismo in questo secolo in cui il rumore, la discussione, la gran cassa paiono inevitabili anche ai più forti per fermare l'attenzione del pubblico intontito dal frastuono dei mediocri! 
Gaetano Bellei nacque di modestissima famiglia Modenese e compiuti gli studi all'Istituto di Belle Arti successe a Giovanni Muzzioli nel Pensionato Poletti. 
Da Roma, da Firenze mandò i suoi saggi e furono vivamente discussi: in special modo la sua Resfa, l'eroica madre che giace, vinta dal dolore, ai piedi delle sette croci dalle quali pendono, colle membra già disfatte, i suoi sette figli: mentre i neri corvi svolazzano nella scialba luce crepuscolare in attesa della notte per calare sulla preda. 
Davanti a quel settemplice calvario il pubblicò subì un'impressione di profonda ma ingrata che ebbe un'eco nelle proteste dei giornali contro il momento artistico che spingeva i giovani a cercare i modelli nei Gabinetti anatomici; i più ripeterono la eterna frase: "peccato che un bell'ingegno! si sciupi così!"; ben pochi rilevarono che quel quadro nella fattura, nel disegno, nel colore aveva delle parti magnifiche. Se male non ricordo, il Municipio fu in forse di togliere la pensione, le cento lire mensili, al giovane pittore! 
Poi la bufera passò e il quadro rimase in qualche angolo del Museo Civico (dove non so con quanta ragione di affinità si riuniscono le terre marne, i ricordi etnografici e mille altre interessanti curiosità storiche ai saggi artistici dei pensionati Poletti) finché, è doloroso ma istruttivo il dirlo, i forestieri visitando il Museo fecero le alte meraviglie perché non si dava degna sere a una tela che faceva onore a Modena e al suo pensionato! 
 
Decorsi i quattro anni del pensionato, Gaetano Bellei restò a Firenze e certo non in troppo floride condizioni, ne con altre risorse per farsi largo nella folla che la fede nella propria arte e un pò di buona voglia. 
Cominciò a far delle teste, a trattare dei soggetti per sbarcare il lunario, studiando però sempre, seguendo i rivolgimenti, i tentativi della brillante schiera degli artisti fiorentini di nascita o di elezione ... Finalmente anche per lui venne un raggio di sole, sotto forma dell'inglese Bredlyng che vista una testa del Bellei ne fu entusiasta e la portò 
al classico Pinti facendola ammirare ai molti artisti che colà avevano lo Studio... 
Alla sera, il Bellei recandosi al Circolo Artistico era già relativamente celebre. 
*** 
Da quel giorno il Bellei, non più preoccupato dell'incerto domani, ebbe aperta la sua via: le gallerie dei negozianti Fiorentini si disputarono i suoi quadri: lo Strenge, il bravo commerciante testè defunto, lo volle suo autore e consigliere: i quadri del pittore Modenese, nei quali per necessità commerciali domina spesso la nota gaia: i suoi 
vecchietti: le sue partite a scopa ebbero presto voga e successo: e, sebbene egli non si sia presentato mai a nessuna Esposizione, non tardò molto a essere conosciuto ed apprezzato come meritava dagli artisti di Firenze e di fuori. 
Il Bonnat, il celebre pittore francese, avendo vista una testa dipinta dal Bellei nella galleria d'un negoziante Fiorentino, la comperò e se la portò in Francia e io stesso ricordo con quanta deferenza mi parlò di lui il povero Giovanni Muzzioli, una delle ultime volte che lo vidi. 
Basterebbero questi due nomi per affermare che Gaetano Bellei non è uno dei soliti fabbricatori di quadretti di genere commerciale. 
 
Diventato marito di una buona Signora Fiorentina e papà felice di due angioletti biondi, Gaetano Bellei è tornato all'ombra della sua Ghirlandina, ove gode la tranquillità dell'incognito: infatti molti hanno sentito parlare di lui ma ben pochi hanno visto dei suoi lavori. Ed è tornato proprio tale e quale era partito: colle sue abitudini di solitario, coi suoi pantaloni stretti al collo del piede, col suo cappellino duro, dalle tese strette, strette. Già: non è valsa la pressione degli amici: dovendo provvedersi di un cappello nuovo, ci ha pensato sopra un mese e ha finito per ordinare al cappellaio di ritagliare le tese, perpetuando il sistema degli elmetti… 
 
Per entrare, di questi giorni, nello studio del Bellei, un grande stanzone, dall'ampia finestra che dà sul Piazzale Reale, dalle pareti nude, nude, ho dovuto fare un po' l'imprudente: ho poi dovuto solennemente promettere che del quadro ammirato niente avrei detto in pubblico. 
- Aspetti, aspetti qualche cosa di più importante: questa, e mi accennava la tela, è roba da poco. 
Io ho promesso con una restrinzione mentale e non mi sento punto rimordere la coscienza parlando. 
Perchè, sebbene nuove tele attendano l'artista, sebbene un quadro con dieci figurette sia pressochè ultimato (ed egli appena sente picchiare all'uscio lo nasconde!), sebbene egli debba cimentarsi alla prova di un ritratto di signora a grandezza naturale, se voglio attendere da lui il permesso di parlarne dovrebbero incanutire i nati di quest'anno. 
Il soggetto di quest' ultima tela é semplicissimo: è una vecchia popolana che due nipotine accarrezzano e abbracciano: è un contrasto fra la poesia di quelle due liete testine infantili e la rugosità senile della nonna dalla pelle ingiallita. 
E, come suol dirsi, un soggetto di genere ma che meravigliosa esecuzione! 
Gaetano Bellei è un disegnatore colossale e un coloritore di forza straordinaria. Ha una potenza visiva eccezionale che gli permette degli strani ardimenti di colore: se i modelli non si stancassero egli finirebbe per riprodurre persino i pori della pelle. 
Senza appartenere ai punterellisti, il Bellei cerca adoperare i colori schietti, sforzandosi di ottenere la maggior fusione, ed è a questo che egli deve il rilievo delle sue teste che paiono uscir dalla tela, in un mirabile contrapposto di tinte, non ignoto del resto ai nostri grandi ritrattisti. 
È a questo che deve la freschezza della sua pittura, da vicino pare una babele di pennellate senza senso, mentre a soli tre passi di distanza diventa di una strana efficacia e vi lascia dubbiosi di qualche gioco di illusione perché quasi non pare possibile che il pennello possa modellare con tanta forza scultoria carni e muscoli e nervi, che il colore possa dare a quegli occhi, a quelle labbra, a quei volti il lampo, il sorriso, la vita.... 
Lui non preoccupano esigenze di scuole: fa dell'arte come la sente e se i preraffaellisti cercano di commuoverci idealizzando la forma, egli ottiene l'identico scopo riproducendo il vero, non colla fredda matematica esattezza del fotografo, ma cercando del vero il carattere, l'espressione, la fisonomia, guardandolo attraverso la propria anima, sia poi il vero da riprodurre la testa di una bella dama o lo scialletto di lana che copre le spalle di una vecchierella del ricovero. 
Vedeste il sorriso della nonna dalla pelle gialla, di cartapecora in contrasto coll'espressione degli occhioni della nipotina che le fa, attorno al capo, monile delle braccia! 
Gaetano Bellei, come ho sopra accennato, è, per noi Modenesi qualche cosa come un ignoto illustre ed io ben lieto di poterlo presentare ai miei concittadini, auguro che essi possano presto ammirarne qualche opera egregia. 
G. Gasperini 

La foto di Gaetano Bellei è di Salvatore Andreola, anch'egli presente a San Cataldo.
Fonti
Wikipedia
Autoritratto di Gaetano Bellei, 1918, Museo Civico, Modena
Un'ampia carrellata di suo opere (da cui sono tratte quelle qui allegate)
Libri

Pittori modenesi dal 1500 - Menzione