Arte
Adeodato
Malatesta

#scultura #arte

Fiorano modenese (Mo) ⍺ 1806Modena ⍵ 189185 anni
Collocazione

sezione: Gall. G1

reparto: XII

lato: Interno

altezza: e

identificativo: 6

Cariche

Commendatore

Collegamenti

Bellei Gaetano - Allievo

Boschi Achille - Allievo

Cavicchioli Ferdinando - Allievo

Simonazzi Antonio - Allievo

Da religioso a pittore… grazie allo zio
Figlio di Giuseppe Malatesta, capitano delle guardie ducali, e Carlotta Montessori egli non fu un pittore dalla vita rocambolesca, come altri suoi colleghi, piuttosto onorò il nome Adeodato (A Dio dato, Dono di Dio) conducendo un’esistenza tranquilla, laboriosa, consacrata alla fede cattolica e all’arte. 
Da Fiorano, si trasferì prima a Modena dove frequentò l’Accademia Atestina di Belle Arti, per perfezionare gli studi poi anche a Firenze (grazie ad una borsa di studi), Roma e a Venezia. 
È considerato il più significativo pittore modenese del suo secolo, ed è considerato anche l’esponente più importante del romanticismo storico. 
La sua migliore inclinazione la scopre già nel periodo fiorentino: la ritrattistica.
Anche se fu un artista eclettico, fu anche scultore (è suo il monumento a Ludovico Antonio Muratori) e restauratore. 
Fu anche docente di arte all’Accademia di Modena dal 1833, anno in cui sposò Emilia Malverti da cui ebbe tre figli: Narciso, Giuseppe e Caterina. Divenne direttore dell’Accademia di Modena nel 1839, poi direttore delle Tre Accademie emiliane nel 1860 e Presidente della Regia Commissione Emiliana per la tutela dei monumenti e delle opere d'arte. Ebbe tanti allievi modenesi, bolognesi, ferraresi (144 nel solo anno scolastico 1881/82!).  Nel solo cimitero di San Cataldo è circondato da tantissimi allievi. 
Dal 15 giugno al 30 ottobre del 1866 eseguì gratuitamente i lavori di restauro dell'affresco della cupola del Santuario della Beata Vergine del Castello di Fiorano Modenese con un ritmo incessante dall'alba al tramonto compiendo una tale fatica da ammalarsi così tanto che ci volle un anno per riaversi. 
Nel 1882, anno della morte della moglie, venne nominato direttore della Galleria Estense. 

DICONO DI LUI: “Quale differenza da quella mostra all'altra, che venne fatta cinque anni dopo! Il critico di un giornale cittadino ne parlo così: "Un bel vecchione di 86 anni, lo si vedeva, quasi ogni giorno, trascinarsi stentatamente, appoggiato ad una guida, per fare il "bagno di sole"; aveva l'alta persona curva, il passo lento, le guance ancora rosee, i capelli bianchi, gli occhi lampeggianti. Pulitissimo nell'abito e nella persona, si mostrava umile ed affettuoso; ai conoscenti che, passandogli vicino, si scoprivano il capo, egli accennava con un sorriso ed un Inchino, il gradimento del saluto. Non smise il pennello fino all'ultimo della vita e volle affermare ancora la saldezza della mano, nella esposizione dell'89, con un ritratto di signora. La sicurezza del disegno e la conoscenza della tecnica rivelavano agli intenditori l'unghia del leone. 
Avaro del tempo, teneva nello studio un pappagallo, al quale aveva insegnato a proferire le parole "Finila mo' lè. A-j-avî ciaccarè abasta!" e gli indiscreti capivano. 
I due scolari dell'illustre pittore, Antonio Simonazzi e Goldoni, nell'86, vollero onorare il maestro con la mostra di tutti i suoi quadri, frutto di una lunga vita di indefessa attività. Alle Belle Arti, adunarono 277 suoi lavori, e ne mancavano altri molti, collocati in chiese lontane, o non trasportabili. 
Fu un trionfo per Malatesta. La città tutta gli tributò omaggio di ammirazione. Il maestro stesso visitò i suoi lavori e, davanti a molti, si soffermava raccontando aneddoti di commissioni, di doni, di vendite e ricordava ai giovani che lo circondavano, che la sua scuola era stata quella dei maestri del quattrocento e s'era formata la mente e il cuore sui capolavori del Rinascimento”. (Arturo Rabetti) 
 
ANEDDOTO: Quando era ormai anziano, Adeodato Malatesta soleva fare la sua fermatina quotidiana nell’antica farmacia dove era stato istitutore anche Francesco Selmi, la spezieria dei “Quattro Ladri” sotto il Portico del Collegio. Qui, stanco del cammino, Malatesta si poneva a fianco della porta d’ingresso e, date le notizie della sua salute, guardava per un paio d’ore la gente che passava. 
 
ANEDDOTO: fu la sua generosità a permettere la realizzazione della statua a Muratori.

ANEDDOTO: Alla serata inaugurale del nuovo Teatro comunale, il 2 ottobre 1841, l’architetto Francesco Vandelli e il pittore Adeodato Malatesta, autore del sipario, furono chiamati a salire sul palcoscenico raccogliendo i primi applausi di un pubblico composto dalla famiglia di Francesco IV al completo, dai dignitari della corte austro-estense, dalle autorità militari e politiche e dai più autorevoli rappresentanti della Comunità. 
 
CURIOSITÀ: il padre lo aveva iscritto in Seminario a 11 anni, ma dopo due anni fu lo zio materno Giacomo Guzzoni (pittore) a insistere per mandarlo all’istituto d’arte notandone il talento. 
 
CURIOSITÀ: ci ha salvato dall’avere un via Malore a Modena. Alla sua morte la via dove era nato (appunto, via Malore) venne intitolata a lui. 
 
CURIOSITÀ: un suo dipinto, Santa Filomena, realizzato nel periodo veneziano, quando venne portato a Modena ispirò il nome alla Farmacia che tutt’ora si trova in Corso Duomo, così che in quel periodo divenne di moda chiamare tante bimbe con il nome di Filomena! 
Fonti
I grandi di Modena, Resto del Carlino
Modena d'una volta, Arturo Rabetti
Adeodato Malatesta, Autoritratto, olio su tela, 1842 (dipinto esposto nella Sala di Rappresentanza del Comune di Modena)
https://www.clubamicidifiorano.it/files/ricerca1g.pdf 
Libri

Pittori modenesi dal 1500 - Menzione