Terra di Motori
Impresa
Lieti fine (buonasorte)/Vite intrecciate
Augusto
Orlandi

#impresa

⍵ 11/08/192156 anni
Collocazione

sezione: Gall. Q

reparto: XVIII

lato: Interno

altezza: c

Cariche

Industriale

Costruttori di carri, calessi, carrozze, automobili e infine i costruttori del primo autobus in Italia!
Angelo Orlandi, falegname, fabbro, poi carrozzaio, seppe stare al passo coi tempi trasformando quella che era nata come officina per la costruzione di carri, calessi e carrozze, in landau di lusso fino alla produzione di carrozzerie per i nuovi veicoli a motore, le prime automobili.
La Carrozzeria Angelo Orlandi, così si chiamava dal nome del fondatore, nacque prima in un rustico della Villa Aldrovandi a Crespellano nel 1859 (essendo Angelo originario di Monteveglio nel bolognese), per trasferirsi poi prima nella vicina Bazzano, poi nel 1881 a Modena, prima fuori Porta Sant’Agostino poi in un capannone in via Emilia Ovest, alla Madonnina, infine vicino al Parco Ferrari.
Modena è in fermento in quegli anni, vengono abbattute le mura della città, il servizio tranviario viene esteso dal centro ai borghi periferici di Madonnina e San Lazzaro. La prima automobile compare a Modena nel 1898 ed è qui che la Carrozzeria Orlandi fa il grande salto: da impresa artigiana a conduzione famigliare, ove lavoravano anche i figli di Angelo, Enrico come forgiatore, Giovanni come scoccaio e Augusto come amministratore, diventa un impianto industriale per la produzione di carrozzerie, via via sempre più specializzata in autovetture, omnibus a cavalli di turismo e di linea fino al primo autobus italiano su autotelaio Bonacini con motore Bolide da 20 CV. L’omnibus viene infatti sviluppato in collaborazione con un costruttore di autoveicoli per il trasporto pubblico di Casinalbo, Ciro Bonacini (vedi tomba).
Il rodaggio del primo “omnibus automobile per servizi pubblici” viene fatto sulle impervie strade dell’appennino, da Casinalbo all’Abetone e ritorno passando anche per Vergato: 300 km con diverse tappe percorsi in 23 ore e 25 minuti. 
Si scrisse all’epoca: 
“Durante il viaggio non una volta si fermò il motore e non vi fu bisogno della riparazione la più piccola. Asseriamo questo perché chiunque può controllare la nostra asserzione percorrendo l’itinerario da noi seguito. Tutti gli abitanti lungo il percorso diranno di avere visto passare una vettura omnibus grandissima, contenente dieci persone con i relativi bagagli, diranno che mai videro vettura automobile di dimensioni tali, ma non potranno mai dire di averla vista incagliata un solo istante lungo la strada per inconveniente qualsiasi”. 
Alla morte improvvisa del figlio di Angelo, Augusto, nel 1921, la storia della Carrozzeria Orlandi prosegue scissa in due, la "Carrozzeria Giovanni Orlandi" e la "Carrozzeria Emiliana Renzo Orlandi", quest'ultima intestata al figlio di Enrico.
Per alcuni anni le due aziende si fanno concorrenza, finché la Giovanni Orlandi (partita più in difficoltà e mancando di eredi maschi) nel 1943 non viene ceduta dagli eredi alla Fonderia Vismara che la trasforma nelle "Officine Padane" (mantenendo la stessa produzione), mentre la Renzo Orlandi prosegue con la costruzione di autobus, autocarri e furgoni, ma anche di pregevoli automobili fuoriserie (queste ultime in modo marginale). Dell’ultimo ramo della Orlandi viene ceduta la maggioranza alla FIAT nel 1972 e il residuo 30% nel 1988 quando viene accorpato al colosso IVECO.

CURIOSITÀ: Nel 1901 l’autobus costruito dagli Orlandi venne impiegato in via sperimentale per la prima volta anche in ambito militare: la Brigata Piacenza lo utilizzò per il trasporto di nove militari e dei loro mezzi per percorrere il tratto Collecchio – Passo della Cisa di 110 chilometri. 

Scampato alla morte

Nel 1915 per poco evitò di essere investito dal cavallo che a brevissimo giro investì e uccise l'amico Andrea Macchelli con cui si era fermato a parlare poco prima.
Fonti
  • I grandi di Modena - Il Resto del Carlino 1992 Poligrafici editoriale spa. 1992 
  • Tesi di laurea sulla Famiglia Orlandi: http://web.tiscalinet.it/maxboni/cap__1_1.htm 
  • Wikipedia