Cronaca Nera
Andrea
Macchelli

⍵ 17/06/191561 anni
Collocazione

sezione: Sott. U1

reparto: III

lato: Esterno

altezza: c

identificativo: 5

Chi era

Commerciante

Epigrafe

fatale investimento

Investito e ucciso da un cavallo
Orrenda sciagura fuori Sant'Agostino
Negoziante sessantenne investito e ucciso da un cavallo in fuga. 
 
Un'orribile sciagura è accaduta ieri sera, verso le 22, fuori porta S. Agostino, e la sciagura stessa ha avuto una larga eco di profondo compianto in tutti, poiché la vittima era non solo conosciuta ma assai stimata. 
Andrea Macchelli di 60 anni, era un uomo pieno di un'attività non comune, un negoziante probo, un padre di famiglia esemplare, che i suoi 9 figli (sette maschi e due femmine) ha tutti avviati al lavoro utile e fecondo. 
Ed è bastato un attimo perché l'esistenza ancora florida di Andrea Macchelli si spegnesse nel modo più tragico ed inopinato che mai si potesse pensare. 
*** 
Il signor Andrea Macchelli aveva da moltissimi anni un avviatissimo negozio di drogheria e salumeria appena fuori porta S. Agostino, dove la strada volta al ponte Cerca, dirimpetto al villino Solmi. 
All'ora anzidetta - come era sua costante abitudine - il sig. Macchelli era seduto fuori del proprio negozio, a godersi la frescura serale, sotto il cielo stellato, chiacchierando con una delle sue figliole, e con un amico, il sig. Augusto Orlandi della vicina fabbrica di vetture. 
Chiacchieravano e, naturalmente, il discorso era quello inevitabile in questi giorni di ansie, di fervori, di speranze: la guerra, tanto più d'occasione poiché oggi stesso un figlio del Macchelli doveva andarsene, come ufficiale commissario, col treno ospedale della Croce Rossa che alle 14 d'oggi è partito per destinazione ignota. 
La signora Macchelli era nell'appartamento soprastante al negozio ad attendere alle ultime faccende domestiche; tutt'attorno erano una serenità, una pace indescrivibile. 
Poco dopo il signor Orlandi si congedava dall'amico, dovendo vestirsi per venire in città. 
Proprio in quella i sentì, dall'altra parte della via, e cioè verso la strada della Madonnina, il rumore di un cavallo a corsa sfrenata e, un istante dopo, egli vide come una massa oscura precipitare contro la casa del Macchelli, seguito da un grido acuto di dolore e di spavento. 
Era avvenuto che poco prima il vetturino pubblico Ceva - che ha lo stallo in Rua Pioppa - aveva accompagnato un forestiero nei pressi del Ponte Leoni e mentre tornava indietro il cavallo (da lui acquistato da poco tempo in un appalto militare, essendogli stato il suo requisito) gli aveva preso furiosamente la mano in modo che il conduttore per quanti sforzi facesse - non riuscì a trattenerlo. 
Allora il Ceva - come egli poco dopo ha narrato - preferì di spingerlo contro il muro della prima casa che gli si parava davanti, preferendo che il cavallo si fosse ammazzato, piuttosto che di far male a qualcuno. 
La prima casa era quella del Macchelli ma disgraziatamente il cavallo non obbedì alla strappata delle redini (e tutto questo è avvenuto in assai minor tempo di quello che noi lo narriamo) e invece andò ad investire, con violenza inaudita - tanto più che in quel punto la strada è in pendio - il disgraziato signor Macchelli che fu rovesciato al suolo, mentre la sua figliola era stata appena in tempo a ripararsi entro al negozio. 
Il vetturino era stato a tempo a balzare a terra, senza farsi male. 
Il cavallo cadde, ma alcuni facchini subito accorsi stentarono assai a tenerlo fermo. 
***  
Intanto davanti al negozio Macchelli si era adunata un'infinità di gente: il povero uomo giaceva al suolo immobile, livido in viso, e vicino a lui erano le sue donne disperatamente piangenti. 
Fra i primi ad accorrere era stato l'amico Dante Magnani della vicina ditta in generi da Caseificio, che subito si era accorto della gravità del caso. 
Pochi istanti dopo arrivava l'automobile della Croce Verde - telefonicamente avvertita - col dottor Bertacchini e militi che trasportarono subito il povero Macchelli nel suo letto. 
Qui il dottore lo visitò e, sulle prime, non gli trovò che una ferita lacero contusa al parietale sinistro, e che per quanto lunga 15 centimetri, non interessava che la cute, e quindi non pericolosa. 
Ma mentre lo medicavano di lesione, il disgraziato con voce fievole mormorò: 
- Lasciatemi stare; lasciatemi voltare. 
E più il poveretto non disse, poiché entrò subito in stato comatoso e dopo pochi istanti spirava. 
Oltre quella alla testa, egli dal violento urto del cavallo, aveva riportato anche una grave lesione al fegato, che era stata causa della morte avvenuta dopo diciassette minuti. 
Non pensiamo neppure a descrivere le scene strazianti avvenute in quella casa, su cui era piombato così tragicamente la sciagura. 
Alla consorte del povero Macchelli, ai figli, alle figlie, inviamo le più commosse, le più sentire condoglianze. 
*** 
Come abbiamo già detto, il vetturino non si è fatto alcun male. 
Gli agenti di P.S. ed i carabinieri, accorsi subito sul posto della sciagura, procedettero tosto ad una prima inchiesta, che però non ha portato ad assodare alcuna responsabilità su di lui poiché non è stato proceduto al suo arresto. 
La Gazzetta dell’Emilia, 18 e 19 giugno 1915

Accanto ad Andrea pochi istanti prima c'era dunque l'amico Augusto Orlandi che scampò così alla morte.